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Camella

PerdifumoIl villaggio di Camella è citato per la prima volta nel 1031, quando insieme ai vicini centri di Ancilladei e Pagliara costituiva una contea, la più antica ricordata nel gastaldato di Lucania. Essa era allora unitariamente in possesso dei figli dei longobardi Guaiferio, Adelmonto e Maione, fratelli e primi assegnatari di quelle terre. Nel 1034 Camella entrò a far parte del distretto di Cilento, per poi passare alla baronia normanna dei Sanseverino.
Il villaggio seguì le vicende della Baronia di Cilento: tolta ai Sanseverino insieme a tutti gli altri feudi da Federico II di Svevia a seguito della Congiura di Capaccio (1246), fu restituita loro da Carlo I d’Angiò con il Processo del 1276, in cui Camella figurava tra i villaggi di diretto dominio dei Sanseverino. Costoro per i fatti della Congiura dei Baroni (1485-87), furono dal re Ferdinando I d’Aragona nuovamente privati della Baronia ed il re Federico d’Aragona concesse tra il 1496 ed il 1498 Camella con S. Mauro a Giovanni Antonio Poderico, che tenne i due villaggi finchè i Sanseverino nel 1507 recuperarono l’intera Baronia.
Ritornato nell’integro possesso dei suoi vecchi feudatari, il centro di Camella rimase nelle loro mani fino alla ribellione del principe Ferrante Sanseverino (1552). Con la conseguente vendita all’asta dei casali della Baronia (1553) sia questo villaggio che Casigliano passarono come feudi autonomi a Fabio Capece. Costui nel 1559 vendette Camella a Francesca della Marra, che per matrimonio portò il villaggio in feudo ai Griso, baroni di Celso e Galdo.
I Griso nel 1565 cedettero Camella ai Del Pezzo in cambio del villaggio di Vatolla.
Dai Del Pezzo Camella passò nel 1566 agli Altomare, poi a Tommaso Garofalo (1670), dai discendenti del quale andò infine ai Gagliardi di Cava (1734), che lo tennero fino all’eversione della feudalità (1806).
Numerosi i palazzi gentilizi che si incontrano nel piccolo borgo, ed è ancora integra l'antica porta delle mura. Proprio all'ingresso del paese si può ammirare la fontana pubblica con stemma degli Altomare su epigrafe parzialmente leggibile del 1536. 

Testi tratti da:
P. Cantalupo e A. La Greca (a cura di), Storia delle Terre del Cilento Antico, Acciaroli, CPC, 1989, vol. II, pp. 633-736.

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