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Perdifumo

PerdifumoIl primo nucleo del centro abitato di Perdifumo nacque nel corso dell’XI secolo con l'assorbimento degli abitanti del vicino villagio di S. Arcangelo.
Di Perdifumo è prima notizia nel 1083, quando la popolazione, dapprima aggruppatasi sotto l'ala protettrice del monastero di S. Arcangelo, per le migliorate condizioni economiche e sociali aveva ritenuto di potersi trasferire nell'abitato sorto via via in una localitá più adatta all'agricoltura.
La sua ubicazione nei pressi di un torrente, ha favorito in epoca medievale il nome di "pes-de-flumine”, donde il dialettale "per(e)-de-fiume". 
Che il villaggio piú antico di Sant'Arcangelo fosse sorto intorno al cenobio italo-greco ne è notizia, oltre che nella tradizione, dai nomi degli abitanti longobardi e bizantini e dai toponimi, come si evince dall'evoluzione semantica. 
Nel 1073 S. Arcangelo con i suoi possedimenti passò alle dipendenze della Badia di Cava e nel 1077, l’anno in cui i Normanni conquistarono il Principato di Salerno, il centro di Perdifumo doveva già essere costituito, giacché da una verifica effettuata sei anni dopo, nel 1083, per accertare il numero dei vassalli dipendenti dai singoli monasteri cilentani, risultarono di pertinenza di S. Arcangelo una cinquantina di nuclei familiari che senz’altro dovevano risiedere in quel tempo a Perdifumo.
Nello stesso periodo Perdifumo, come tutti i possedimenti di S. Arcangelo, fu compreso nel territorio concesso alla famiglia Sanseverino.
A seguito degli avvenimenti della guerra del Vespro (1282-1302) Perdifumo fu completamente distrutto. Ricostruito, rimase ancora in possesso della stessa Badia fino al 1412, quando tutti i suoi feudi cilentani per volontà del papa Gregorio XII passarono in mano al re Ladislao di Durazzo. 
Perdifumo fu poi concesso nel 1436 da Alfonso d’Aragona ai Sanseverino in assoluto dominio, conservandovi la Badia la sola giurisdizione spirituale.
Nel 1500, trovandosi i Sanseverino privati di tutti i loro feudi a seguito della Congiura dei Baroni (1485-87), il re Federico d’Aragona concesse Perdifumo in feudo al cavaliere Giacomo Guindacio, nobile napoletano, che ne conservò poi il dominio come suffeudatario dei Sanseverino quando questi recuperarono nuovamente i loro feudi nel 1507. 
Di ciò sono testimonianza, sulla monumentale fontana del paese (costruita nel 1500), le due epigrafi che ricordano i due tempi dell’acquisto del dominio di Perdifumo da parte del Guindacio.
Una figlia del Guindacio, Porzia, portò in dote il feudo ai Caracciolo (1520), dai quali passò a Violante Brancaccio (1561) e poi a Paolo del Baglivo (1568). 
Ritornò subito dopo alla stessa Brancaccio, che lo rivendé a Federico Capece Tomacelli (1593), dal quale passò a Lucrezia Sersale (1609), che per matrimonio riportò il feudo ai Caracciolo (1609).
Costoro, ottenuto su Perdifumo il titolo di Duchi, lo rivendettero ai Filomarino (1616), che prima del 1636 lo trasmisero nella loro famiglia al ramo dei Príncipi di Roccadaspide, a cui restò fino all’eversione della feudalità (1806). 

Testi tratti da: 
P. Cantalupo e A. La Greca (a cura di), Storia delle Terre del Cilento Antico, Acciaroli, CPC, 1989, vol. II, pp. 633-736.
P. EbnerChiesa, Baroni e Popolo nel Cilento, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1982, vol. II, pp. 279-288.

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